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San Valentino, gli emo, i seni piccoli: i divieti più bizzarri

San Valentino, gli emo, i seni piccoli: i divieti più bizzarri

lunedì 19 settembre 2011

Su oddee.com le 11 proibizioni più strane nel mondo

MILANO - Vietare è una delle attività preferite dei regimi autoritari. Ma spesso anche i governi democratici non permettono ai loro cittadini di fare cose che all'apparenza sembrano normali e banali. Il sito oddee.com, specializzato nel compilare classifiche bizzarre e inusuali, ha stilato la lista delle 11 interdizioni più sorprendenti ideate dai governi nel mondo.

PODIO - Il primo stravagante divieto presente in classifica è adottato in Australia. Nel paese anglofono è vietato girare film porno con donne con il seno piccolo. Non esiste una vera e propria legge che bandisce i film hot con attrici non maggiorate, ma la Australian Classification Board, l'autorità australiana che vigila sulle pellicole cinematografiche, sui videogame e altre pubblicazioni, ha censurato tantissimi film hot solo perché le protagoniste avevano seni troppo piccoli e si rischiava di identificarle come ragazze minorenni. Ancora più bizzarra è la norma in vigore in Cina dal 2000 che proibisce la vendita di console per videogame: ciò che è incredibile è che la maggior parte delle console del mondo sono costruite e assemblate proprio nell'ex Celeste Impero. La norma fu ideata dal Partito comunista per evitare che i giovani perdessero tempo a giocare invece di lavorare. Peccato per il regime che in Cina ci siano oggi tantissimi ragazzi che aggirano tranquillamente il divieto e non rinunciano ai loro giochi preferiti. Fino a qualche mese fa invece in Grecia era in vigore una legge che non solo proibiva il gioco d'azzardo e le macchinette elettriche a gettoni, ma qualsiasi gioco elettronico. Per colpa di questa legge, scritta male e con superficialità, sono finite nell’ultimo decennio in galera diverse persone, tra cui un greco che era in un internet Point e stava gareggiano in un Mmorpg, un gioco di ruolo viene svolto in Rete contemporaneamente da più persone.

IN CINA E IN RUSSIA - In Cina il film di successo Avatar secondo una legge approvata nel 2010 dal governo comunista si può vedere solo in 3D. Tuttavia, poiché le sale attrezzate per il tridimensionale sono pochissime la pellicola in realtà è proibita. Il motivo? Secondo i beninformati la battaglia degli abitanti di Pandora per proteggere la loro terra e la loro cultura raccontata da James Cameron potrebbe ricordare la lotta delle minoranze etniche della Cina, come i tibetani e gli uighuri contro il potere cinese. Sempre contro i tibetani e la loro guida spirituale il Dalai Lama è indirizzato il provvedimento che vieta ai monaci del Buddismo di reincarnarsi dopo la morte, a meno che il Partito comunista cinese non ne abbia concesso l'autorizzazione apposita. In Russia invece la moda emo è considerata «una minaccia alla stabilita nazionale» e poiché negli ultimi anni il tasso dei suicidi tra i giovani è fortemente aumentato, il governo ha deciso di combattere senza sosta le frangette sbilenche e i volti emaciati dei ragazzi-emo, vietando nelle scuole russe e negli uffici pubblici tutto ciò che riprende questa sottocultura giovanile.

I PAESI MUSULMANI E LA DANIMARCA - In alcuni Paesi musulmani, per proteggere il territorio dall'influenza «decadente» americana, sono vietate le mode occidentali. In Iran ad esempio sono proibiti i tagli dei capelli più stravaganti (niente coda di cavallo, mullet o capelli a spazzola gelatinata, ma solo tagli approvati dal governo e legati alla tradizione musulmana), mentre in Arabia Saudita è vietato festeggiare San Valentino. Chiudono la classifica altri tre assurdi divieti. I primi due sono applicati in Danimarca. Nel paese scandinavo non si possono commerciare i prodotti con troppe vitamine come la Marmite, la pasta inglese da spalmare sui toast a base di estratto di lievito, molto amata dai britannici e soprattutto i genitori non possono chiamare con nomi eccentrici e strambi i propri figli (esiste una lista del governo con i 7.000 nomi leciti, 3.000 per i maschi e 4.000 per le femmine). Infine da quando la primavera araba ha sconvolto i paesi musulmani, la Cina ha deciso di proibire i gelsomini, simbolo delle proteste. Da qualche mese infatti non solo non si può coltivare la pianta nel paese, ma anche le canzoni o gli sms con il nome del fiore sono bandite.

Francesco Tortora

Fonte: www.corriere.it